Gli furono anni cruciali per l’urbanistica italiana.

 Glianni successivi alla seconda guerra mondiale furono anni cruciali perl’urbanistica italiana. Il boom edilizio degli anni ’60 fu instretto contatto con il boom economico del 1958 – 63, con una fortecrescita demografica e anche con i dieci milioni di persone chemigrarono dal sud Italiaal nord, nel Triveneto, in quegli anni. Tuttavia questa rapidacrescita nel settore edilizio non fu sempre controllata e in molticasi le speculazioni edilizie di quel periodo, oltre alla mancanzae/o noncuranza di una legislazione urbanistica appropriata, hannodeterminato la fisionomia e la direzione che ha preso l’Italianei decenni a venire. Inquesto contesto si inserisce la figura di Ernesto Nathan Rogers,architetto e teorico protagonista nel panorama italiano del XXsecolo. A luifu affidata la direzione di due importanti riviste di architettura:Domus,nel 1946 – 47 e CasabellaContinuità dal1953 al 1965. Rogers,attraverso anche i suoi famosi editoriali, definì un’impostazioneteorica sull’architettura e propriodal 1958fece di Casabella uno strumento attraverso il quale denunciare questatendenza (speculazioni) e al tempo stesso in cui presenta e proponedifferenti esempi positivi: prende in esame città italiane, europee,americane, piccoli quartieri o intere regioni.

Findai primi numeri che dirige si nota il suo interesse per tutti idiversi aspetti della costruzione: “è proprioin questo connubio di intuizioni scientifiche ed elaborazionitecniche con intuizioni estetiche ed elaborazioni artistiche che ciincontriamo tutti quanti insieme e possiamo stringerci la mano,stabilendo un sempre più ampio cerchio di feconda umanità”1.Nel 1956 verrà istituito un comitato di redazione, il quale consistein una decina di persone di specifica competenza nei diversi ambitidella pratica architettonica.Nelnovembre del 1943fuarrestato l’allora direttore di Casabella, Giuseppe Pagano, a causadella sua posizione chiaramente antifascista. In seguito a questoevento, undecreto del Ministerodella Cultura Popolare chiusela rivista.

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Questariprenderà ad essere pubblicata nel marzo del 1946 da Franco Albinie Giancarlo Palanti, ma solo per pochi mesi. Fu decisivo l’interventodi Gio Ponti che accettò di dirigere Domus solo se a Rogers fossestata affidata la direzione di Casabella, poichè consapevoledell’utilità del confronto con un progetto culturale alternativoper la definizione di una coerente e chiara linea editoriale dellasua rivista.In questo modo nel dicembre del 1953 rinasce la rivista.Lanuova redazione di Casabella è composta da Marco Zanuso, chesi occupa di prefabbricazione e di tecnica edilizia,Giancarlo De Carlo, Vittorio Gregotti, ilquale si occuperà inizialmente dell’impaginazione della rivistae Julia Banfi, investe di segretaria.Successivamentesi uniranno anche Gae Aulenti, adaffiancare Gregotti nell’impaginazione,Silvano Tintori, Aldo Rossi, Guido Canella, Giorgio Grassi e AurelioCortesi.

Unodei principali motivi per cui molti giovani avevano voglia dicollaborare con Rogerssonoi suoirapporti internazionali e le relazioni con i “maestri” delmovimento moderno, che proprio grazie a Rogers i suoi allievi hannoavuto modo di incontrarli, soprattutto in occasione dei congressi deiCIAM. Va anche ricordato che nelprimo fascicolo della rivista, l’editoriale è seguito da un testodi Walter Gropius, introdotto da un breve messaggio di “benvenuto”a Casabella. Nelprimo celeberrimo editoriale di “Casabella Continuità” ildirettore delinea chiaramente la direzione che intende prendere larivista: “continuità significa coscienza storica, vera essenzadella tradizione nella precisa accettazione d’una tendenza;dinamico proseguimento, non dogma ma libera ricerca; rifiuto di ognicliché e di agnosticismo contro le idee, il cosmopolitismo, losciovinismo; universalità della cultura per riportare i temi dellaquantità all’inderogabile sanzione della qualità” 2.

Inquesto editoriale afferma inoltre che l’iniziativadi far rinascere la testata assume il peso di un evento simbolico nelpanorama culturale e professionale del secondo dopoguerra.Rogersaveva capito che la continuità dellamodernitàconsiste precisamente nella suacapacitàdi autocriticarsicontinuamente e dunqueanche di portare alla propria coscienza le proprie contraddizioni,perriuscire a superarle.Negliannidi Persico e Pagano Casabella significava lotta contro l’accademismo.LaCasabella rogersianaoggi vuol significare lotta contro il formalismo, una seconda facciadello stesso nemico.Seda un lato vi è la scelta un po’ “snobistica” del bianco enero (per altro dettata anche da esigenze economiche), dall’altrol’uso di carte di grammatura, colori e formati diversi sembra volersottolineare, anche visivamente l’idea della ricchezza dicontributi e posizioni.Tuttala vicenda della Casabella di Rogers, a partire dai suoi esordi, èpercorsa dalla questione della “tradizione” – con tutte ledifficoltà di dare a questo termine significati univoci – intesacome relazione con la storia, ma anche con la cultura popolare.Rientra in questa sfera anche il tema della progettazione in rapportoalle preesistenze ambientali e della legittimità a intervenire incontesti storici.

È, questo, in tutta la sua complessità eambiguità, il principale nucleo critico intorno a cui si sviluppa ladiscussione all’interno della redazione.Laricerca dei giovani di qualità celebrative descrittive non ha sensoperché è una ricerca astratta e aprioristica, nata soltanto da unmoto intellettuale. Non può interessarci perché abbiamo davantiproblemi assai più affascinanti e reali. Siamo stretti dallanecessità di operare il paesaggio dalla qualità alla quantità: diestendere le conquiste dell’architettura sulla scala più ampiadell’urbanistica, e questo vuol dire dare agli uomini case,quartieri e città in cui la vita sia migliore. COMITATODI REDAZIONERogers:”compito nostro … è di guardare con simpatia, con attenzione operlomeno con generosità ai segni di questi fermenti e direi anziche dobbiamo cercare di essere tanto più comprensivi quanto meno cipare di condividere cerrti impulsi.

… Se dovessi costringereCasabella proprio a un mio credo, dovrei restringere il campo ailimite delle mie preferenze personali … senza poter lasciarealcuno spiraglio al penetrare di tutte quelle influenze che non misono congeniali o che, comunque non amo … E tuttavia, unarivista, per non diventare agnostica e non sommergersi a qualsiasivento, richiede che qualcuno – e cioè chi ola dirige- tenga iltimone, manifesti la responsabilità delle sue determinazioni,stabilisca qualche coordinata alla quale il lettore possa riferirsi.Questo ufficio dovrebbe essere assolto dai miei editoriali …. Madebbo, perciò, infierire con un pesante paternalismo ad ogni pagina?Mettermi sempre davanti con i miei sì, i miei no, le mie riserve?”.Dalnumero 222 dell’ottobre 1958 compare nel colophon il ” centrostudi”, composto da Aldo Rossi, Silvano Tintori, Luciano Semerani,Francesco Tentori, che già collaboravano alla rivista. Non a casodal numero 223, del gennaio 1959, diventa mensile. Il cambiamento èsegnato dalla modifica della copertina, caratterizzata ora da unafotografia o da un disegno a piena pagina.

Cambia anche ilsottotitolo da “rivista di architettura” a “rivista diarchitettura e urbanistica”. Il passaggio da bimestrale a mensile,anche se proposto dall’editore, trova Rogers molto d’accordo. Sicercava di avere un ritmo più serrato per avere un’incisivitàanche politica. Per fare un mensile cambia tutta la struttura dellarivista e si rende necessario un altro tipo di redazione. Rogersinventa il centro studi per mantenere certi equilibri culturali. Mail nucleo tematico forte di quella che si puo definire la secondastagione della Casabella rogersiana èrappresentato dalle questioni inerenti la città.Nelnumero 270 compare un articolo firmato da Piccinato, Quilici Tafuri,dal titolo “La città-territorio, verso una nuova dimensione”,nel quale i tre membri dello studio AUA fanno il punto a partiredagli esiti del convegno organizzato dall’Istituto lombardo discienze economiche e sociali (ILSES) a Stresa nel 1962 su Lanuova dimensione della città. La città-regione.

Nodale,nella stagione della rivista caratterizzata dall'”euforia delpiano” è anche il tema dei centri direzionali, affrontato in piùoccasioni, per esempio nel fascicolo dedicato ai casi di Milano,Roma, Padova (numero 264) introdotto da un testo in cui Aldo Rossiriflette sulla “nuova dimensione della città” Ilnumero 264 di Casabella Continuità, pubblicato nel giugno del 62,presenta il SOTTOTITOLO “centri direzionali italiani”.All’interno della rivista si trova poi un articolo di un giovaneAldo Rossi, intitolato “Nuovi problemi”. Il titolo fa riferimentoa quelle abitudini di considerare la città europea come un continuocampo di distruzione dei monumenti del passato e come occasione dienormi speculazioni, le quali abitudini esprimono una crisi dellasocietà europea, incerta e spesso incapace a sostituire nuovi valoria quelli tradizionali.

Questo processo è affrettato dalledistruzioni della guerra, da maggiore masse coscienti di persone e dauna nuova realtà economica -infatti Stato e Comuni si affidanosempre più ad indagini economiche, quali l’analisi econometrica ela formazione di modelli di sviluppo economici. Ma tutto questoesprime anche nuove prospettive e possibilità che si possonoesprimere attraverso la pianificazione intesa come mezzo perrealizzare una città piuttosto che un’altra, un certo tipo diordine piuttosto che un altro. Successivamente Aldo Rossi si soffermaa parlare di ciò che tratterà questo numero di CasabellaContinuità, del nuovo Centro Direzionale di Milano, di cui si offreuna relazione tecnica completa ed aggiornata; il sistema dei CentriDirezionali nella Capitale in cui C.

Aymonino e M. Tanfuri criticanoe analizzano la situazione di Roma, mettendo a fuoco le incertezze egli errori di una situazione che potrebbe essere ricca di importantifattori di progresso; infine, in questo numero di CC, si tratteràdelle vicende che hanno preceduto eseguito il concorso per il nuovocentro direzionale di Padova e dei primi due progetti classificati intale concorso. Il maggior momento di applicazione dell’urbanisticaitaliana risiede proprio nella necessità di fissare nuoveinfrastrutture capaci di offrire la garanzia di sviluppo della cittàpunti.Laseconda parte dell’articolo tratta di un nuovo elemento presentenell’urbanistica: la nuova dimensione dell’area metropolitana, lacittà-regione, considerata da Giancarlo De Carlo come una “relazionedinamica che si sostituisce alla condizione statica della cittàtradizionale.”3Inquesto senso Aldo Rossi rileva che sta forse nascendo una nuovavisione della città, la possibilità di stabilire un nuovo modellospaziale che risolva le contrapposizioni tradizionali tra città enon città, tra città e quartiere. Una nuova visione che tuttavia èrallentata dalla mancanza di organi e strumenti amministrativi peraffrontare problemi su scala metropolitana.Nell’editorialedel numero 260 pubblicato a febbraio 1962, titolato “urbanisticadisintegrata. S.

O.S. per Trieste”, Ernesto N. Rogers vuole fare undiscorso generale sul modus operandi delle amministrazioni,valido in ogni luogo in cui la società umana tenta di costruirsi,prendendo come esempio la sua città natale, Trieste, vittima di unpessimo piano regolatore. Parte dall’idea che centro e periferia diun insediamento umano sono parte di un tutto inscindibile e che nonsi può operare sulle singole parti senza che si producano effettireciproci sul tutto. Infatti lo spazio vitale di un quartiere è unaforma limite, senza limite può diventare un patologico generatore dineoplasmi e invadere i tessuti urbani vicini, o essere invaso dalleloro parti malate.Rogerscrede che bisogna potersi rivolgere direttamente ai cittadini,organizzando riunioni nelle quali tutti possano prendere parte, dovepossano capire il destino che si sta preparando per la loro città,dove possano esprimersi. Questa collaborazione è necessaria affinchéi tecnici possano lavorare come cittadini.

La riviera di Trieste ètra le più belle in Europa ma il Piano Regolatore Generale ignoragli studi iniziati per “preservarla al fine di valorizzarla”,inducendo in tentazione colui il quale vuole approfittarsene,costruendo case, ville, villette, alberghi e ristoranti senza alcunarelazione tra loro, rendendo il beneficio del singolo danno perl’intra cittadinanza.Bisognainvece fondare le proposte di un piano organico, tale da inserire lacittà come forza attiva nel sistema evolutivo della nazione.enel numero in cui si illustrano i risultati del concorso per ilcentro direzionale diTorino 278. Ampio è, inoltre, il panorama delle esperienzeinternazionali in tema di pianificazione presa in esame.

Nonmanca nemmeno il contributo di noti architetti nel campo del disegnodella città.Casabellaha proposto durante gli anni in cui è stata diretta da Rogersnumerosi studi urbanistici. Tra questi si trova la tesi di laurea diK. Tange, pubblicata nel numero 258, in cui viene proposta una cittàintegralmente nuova, le cui necessità strutturali e vitali sifondono in una immagine vigorosa e impressiva di scala grandiosa. Nelnumero 260 viene presento il Piano Regolatore di Philadelphia, cittài cui amministratori, i componenti della Commissione urbanistica, idirigenti dell’economia e dell’industria sono tutti citati comeesempio di ciò che può conseguire una comunità qualora sia dotatadi buona volontà per un comune sforzo di miglioramento dell’ambientein cui vive, in una situazione di crescita caotica è casuale dellecittà e delle regioni metropolitane. Dopo l’articolo di aperturadi G. Tentori viene presentato un riassunto degli eventi principaliche hanno determinato un’impronta per gli eventi futuri, perrendere il lettore consapevole del contesto in cui si inserisce ilPiano di Philadelphia. Viene dunque presentato in maniera scientificaed esaustiva il Piano Regolatore, partendo dal suo scopo e dagliobiettivi e dandosi dei tempi di realizzazione.

viene dunqueanalizzata la situazione attuale delle aree di sviluppo residenzialee della densità, dei shopping center, delle aree ricreative e dellearee di sviluppo industriale (foto Pag 9 Casabella 262). Viene quindipresentato il Piano completo di planimetrie, sezioni, piante, schemi,prospettive di tutto ciò che riguarda il Piano (circolazione,parcheggi, aree di ristrutturazione,…) e approfondiscesuccessivamente il caso della ristrutturazione di due aree: societyHill e mill Creek.Sullostesso numero viene anche presentato l’esempio di Verona, sulnumero successivo viene descritto il caso di Parigi e della regioneparigina, e di Torino (o meglio di due quartieri di Torino: LeVallette e Lucento) proseguendo con le stesso metodo di Philadelphia,adattato alle esigenze di una città europea.Seil dibattito sulle questioni urbane e sulla grande scala era statoavviato nel clima di fiducia alimentato dalla nascita del primogoverno di centrosinistra e dall’iniziativa in campo urbanistico diFiorentino Sullo, ministro democristiano dei Lavori Pubblici, larottura tra l’editorie e la redazione di Casabella Continuitàmatura in concomitanza con la disillusione che segue al fallimentodella politica di Sullo e alla crisi dell’esperienza delcentrosinistra.

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